La Scuola del Futuro è Già Qui: Latino, Memoria e Intelligenza Artificiale nei Nuovi Programmi Scolastici

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di di Redazione
13/03/2025

Il mondo della scuola italiana si prepara a una piccola rivoluzione. Addio ai vecchi programmi del 2012: la Commissione incaricata ha appena concluso i lavori per le nuove Indicazioni nazionali del curricolo scolastico, dall'infanzia fino alle medie. E le sorprese non mancano.

"Il latino torna protagonista già dalla seconda media", spiega la bozza pubblicata sul sito del Ministero. Un ritorno alle origini? Non proprio. L'obiettivo è più ambizioso: creare un ponte tra il mondo classico e la realtà contemporanea, preparando già i più giovani a comprendere le radici del nostro presente.

Ma non è l'unica novità che farà discutere. I nostri ragazzi dovranno rispolverare tecniche di memorizzazione che sembravano superate nell'era di Google. "Il rafforzamento dello studio a memoria" è infatti uno dei cardini della riforma, insieme a un deciso potenziamento della scrittura manuale. In un'epoca in cui molti adolescenti digitano più di quanto scrivano, la Commissione rilancia il valore della calligrafia come strumento di sviluppo del pensiero critico e della creatività.

"Leggete almeno tre libri all'anno", sarà l'indicazione per gli studenti delle medie. Ma attenzione: niente più riassunti da fare a casa, che "verrebbero con molta probabilità fatti fare all'IA". Meglio parlarne in classe, argomentare, consigliare o sconsigliare il libro ai compagni. Un esempio concreto di come la scuola sta cercando di adattarsi all'era dell'intelligenza artificiale.

E proprio sull'IA, la posizione è chiara e per certi versi sorprendente. "L'IA offre certamente grandi opportunità per l'istruzione", si legge nel documento, "a condizione che il suo uso sia guidato da chiari principi etici". Nessuna demonizzazione, dunque, ma la consapevolezza che i docenti dovranno giocare un ruolo centrale: "Gli insegnanti hanno il dovere di conoscere e capire le potenzialità della IA. E in aula di spiegare le logiche di funzionamento di dispositivi e piattaforme".

Una sfida non da poco, in un Paese dove la formazione digitale dei docenti è spesso lacunosa. Eppure, la Commissione sembra avere le idee chiare: nell'era dei chatbot, la scuola deve formare "un pensiero capace di valutare attentamente le 'technai'", come vengono chiamate le nuove tecnologie, facendone cogliere presupposti e conseguenze inattese.

Non mancano elementi di continuità con la tradizione pedagogica italiana, come l'estensione del metodo Montessori alla scuola media, e un'attenzione rinnovata all'educazione civica, con focus particolare sulle relazioni di genere e la convivenza civile.

Più controverso appare invece l'approccio alla storia, che secondo il documento "solo l'Occidente conosce", mentre "altre culture, altre civiltà hanno conosciuto qualcosa che alla storia vagamente assomiglia". Un'affermazione che potrebbe sollevare più di qualche sopracciglio tra gli esperti di studi culturali e postcoloniali.

La scuola primaria metterà al centro "la dimensione nazionale italiana", con l'insegnamento della storia che inizierà formalmente dal terzo anno. L'obiettivo? Dare agli studenti "la consapevolezza che la dimensione esistenziale del 'qui' e 'ora' non si esaurisce nella contemporaneità, ma costituisce l'esito delle vicende vissute dagli uomini che ci hanno preceduto".

Il documento, definito "molto lungo e complesso", è ora aperto alla consultazione pubblica. Associazioni professionali e disciplinari, genitori, studenti e sindacati potranno esprimere le loro opinioni prima dell'entrata in vigore, prevista per l'anno scolastico 2026-2027.

Ma il dibattito è già iniziato. Come bilancerà la scuola del futuro tradizione e innovazione? Come si prepareranno i docenti alle nuove sfide poste dall'intelligenza artificiale? E soprattutto, questi cambiamenti riusciranno a preparare meglio i nostri ragazzi per un mondo in rapidissima evoluzione?

Una cosa è certa: il modello di scuola che prende forma da queste nuove Indicazioni non rifiuta il futuro, ma cerca di affrontarlo con gli strumenti della tradizione. Latino e intelligenza artificiale, memoria e pensiero critico, calligrafia e competenze digitali. Contraddizioni o sintesi necessarie? Lo scopriremo nelle aule dei prossimi anni.